Vivo Mosso


PRIMAVERAPOESIA 2016

 

        Classifiche finali per categoria

 

UNDER 15

1° posto L'ultimo canto ---di Luce Santato (Rovigo)

 

Il primo bicchiere è per la sete;

il secondo, per la gioia,

il terzo, per il piacere;

il quarto, per la follia.

(Apuleio)

Ho affogato un dispiacere,

perdendo di vista la realtà.

Un lampo negli occhi,

due fanali accesi,

altri occhi infuocati,

bruciavano dentro,

come la rabbia,

                poi il buio,

                come un dolore

                insopportabile.

La vita mi è schiantata addosso.

Ho speso male il mio giorno,

oggi.

Un oggi privo di domani,

una primavera perduta,

senza più colori d'estate,

fragranze d'autunno

e tramonti d'inverno.

Nello sconforto di un momento,

in un attimo di disperazione,

una bottiglia cade vuota

nel vuoto di un corpo lacerato.

Un istante per perdere la vita,

un grido soffocato,

il mio ultimo canto.

 

2°posto Il presepe Gigante di Mosso in poesia --- Classe 5 scuola primaria di Mosso

 

C’e un grazioso paesino del Biellese orientale

che ogni anno, quando giunge il Natale,

ci regala qualcosa di molto speciale:

un presepe gigante unico e originale.

E’ progettato con grande passione,

allestito con cura e grande attenzione

da capaci e creative menti,

abili mani, esperte e pazienti

di quel gruppetto di persone

residente in Marchetto frazione

che diede inizio alla tradizione

del presepe a natural grandezza

che tutti  stupisce per la sua bellezza.

Nell’antico borgo per vie e cantoni,

si possono ammirare le ambientazioni

di luoghi, usanze,abitudini e mestieri

che fanno ormai parte del mondo di ieri

quello in cui pare di stare,

ad ogni turista che lo va a visitare.

Lustra le pentole lo stagnino,

affila i coltelli l’arrotino;

il ciabattino le scarpe ripara,

la lavandaia il bucato prepara

con la cenere dentro al mastello

così poi sarà più pulito e più bello.

Nella bottega il macellaio

 affetta carni e squisiti prosciutti

caldi panini, pagnotte, grissini

il panettiere sforna per tutti.

Poi le sue stoffe Maria la modista,

ci propone lì in bellavista

e il falegname coi suoi attrezzi

lavora il legno in grandi e piccoli pezzi.

C’è da visitare la vecchia stalla,

dove le lunghe e invernali serate

le famiglie eran radunate

grandi e piccini ad ascoltare

storie e leggende gli anziani narrare.

Nella piazzetta delle granaglie,

è ben rappresentato

 d’altri tempi un piccolo mercato:

frutta, verdura,formaggi e farine

fili, bottoni, pizzi e trine...

Tante le scene di vita quotidiana,

vedi le donne che filano la lana

e poco più in là in un altro angolino,

la corrispondenza consegna il postino;

un matrimonio d’altri tempi è ricostruito

la sposa ha il velo nero e anche lui è ben vestito

C’è poi chi col torchio e le  mele

prepara un buon vino

mentre accanto in un cortile

 i bimbi giocano con il trenino;

e nel frattempo in una cucina

 dove arde il focolare

la polenta fumante

è già pronta da mangiare.

Presente ogni anno è un’allegra scolaresca

tutta intenta ad imparare

la lezione o la poesia che dovrà poi recitare

Troviamo poi la scena

 dove son rappresentati

i lavori di cascina

oggi ormai dimenticati,

ed è proprio qui,

in quest’angolino

 che nasce per noi Gesù Bambino

puntuale ogni anno nella capanna

con l’asino, il bue, il babbo e la mamma.

A concludere il percorso

un momento assai speciale

è quello dedicato alla banda musicale:

tutti in divisa coi loro strumenti

allietano feste ed importanti avvenimenti.

E così in pochi versi

abbiamo raccontato

quello che veder potrete

se di visitarlo deciderete

e a chi una volta già l’ ha veduto

e senza dubbio gli sarà piaciuto,

non possiamo che consigliare

tutti gli anni  di ritornare

e qualcosa di diverso potrà sempre trovare

 e fare ogni volta una nuova scoperta

che lascerà tutti a bocca aperta!

IL PRESEPE GIGANTE DI MOSSO IN POESIA

C’e un grazioso paesino del Biellese orientale

che ogni anno, quando giunge il Natale,

ci regala qualcosa di molto speciale:

un presepe gigante unico e originale.

E’ progettato con grande passione,

allestito con cura e grande attenzione

da capaci e creative menti,

abili mani, esperte e pazienti

di quel gruppetto di persone

residente in Marchetto frazione

che diede inizio alla tradizione

del presepe a natural grandezza

che tutti  stupisce per la sua bellezza.

Nell’antico borgo per vie e cantoni,

si possono ammirare le ambientazioni

di luoghi, usanze,abitudini e mestieri

che fanno ormai parte del mondo di ieri

quello in cui pare di stare,

ad ogni turista che lo va a visitare.

Lustra le pentole lo stagnino,

affila i coltelli l’arrotino;

il ciabattino le scarpe ripara,

la lavandaia il bucato prepara

con la cenere dentro al mastello

così poi sarà più pulito e più bello.

Nella bottega il macellaio

 affetta carni e squisiti prosciutti

caldi panini, pagnotte, grissini

il panettiere sforna per tutti.

Poi le sue stoffe Maria la modista,

ci propone lì in bellavista

e il falegname coi suoi attrezzi

lavora il legno in grandi e piccoli pezzi.

C’è da visitare la vecchia stalla,

dove le lunghe e invernali serate

le famiglie eran radunate

grandi e piccini ad ascoltare

storie e leggende gli anziani narrare.

Nella piazzetta delle granaglie,

è ben rappresentato

 d’altri tempi un piccolo mercato:

frutta, verdura,formaggi e farine

fili, bottoni, pizzi e trine...

Tante le scene di vita quotidiana,

vedi le donne che filano la lana

e poco più in là in un altro angolino,

la corrispondenza consegna il postino;

un matrimonio d’altri tempi è ricostruito

la sposa ha il velo nero e anche lui è ben vestito

C’è poi chi col torchio e le  mele

prepara un buon vino

mentre accanto in un cortile

 i bimbi giocano con il trenino;

e nel frattempo in una cucina

 dove arde il focolare

la polenta fumante

è già pronta da mangiare.

Presente ogni anno è un’allegra scolaresca

tutta intenta ad imparare

la lezione o la poesia che dovrà poi recitare

Troviamo poi la scena

 dove son rappresentati

i lavori di cascina

oggi ormai dimenticati,

ed è proprio qui,

in quest’angolino

 che nasce per noi Gesù Bambino

puntuale ogni anno nella capanna

con l’asino, il bue, il babbo e la mamma.

A concludere il percorso

un momento assai speciale

è quello dedicato alla banda musicale:

tutti in divisa coi loro strumenti

allietano feste ed importanti avvenimenti.

E così in pochi versi

abbiamo raccontato

quello che veder potrete

se di visitarlo deciderete

e a chi una volta già l’ ha veduto

e senza dubbio gli sarà piaciuto,

non possiamo che consigliare

tutti gli anni  di ritornare

e qualcosa di diverso potrà sempre trovare

 e fare ogni volta una nuova scoperta

che lascerà tutti a bocca aperta!

 

3°posto Ci sono 
Classe 3 scuola primaria di Mosso)

 

Ascoltami,

Io ci sono!

Quando piango

O quando sono stanco

Quando ho voglia di urlare

E non mi va di mangiare

Quando ho bisogno di parlare,

E non mi state ad ascoltare.

Vorrei soltanto un sorriso, una carezza

E un bacino sulla testa.

Un abbraccio tanto forte

Che trasformi la mia notte.

E' così che io mi sento

Tanto felice e contento

Io ci sono, pensa a me,

Sono sempre con te.

 

CATEGORIA 16-31

 

1° posto TRA TAPPETI DI FOGLIE MORTE Cassandra Venturini (Rovigo)

 

La luna lacrima stelle

stasera sulla mia terra,

crescono irti gli arbusti

e i rovi hanno spine rosse.

Le colline sono impregnate di storia,

di pianto e di fiamme,

di guerra e di morte,

di passato.

Il vento mormora parole

velate dalla nebbia e dalle memorie,

il fiume racconta il peso dei passi leggeri

di uomini con i fucili puntati in alto.

Il frusciare sottile dei pioppi

scrive su fogli di cielo

tratti di tramonti scarlatti

sul finire del giorno,

quando la vita s'adagia

tra le mani scure della notte,

avvolta dai non ritorni a casa.

Si spengono i sorrisi

tra i passi dei monti,

tra i cimiteri e le croci,

tra tappeti di foglie morte

ed erba appena nata,

c'è sacro silenzio qui,

un andare tra i ricordi dell'anima.

 

2° posto FORZA DELL'AMORE UNIVERSALE Francesco Papero (Biella)

Sì legato all'altro

che par sola cosa

come un potente ingranaggio

che per due pezzi gira:

come calamite,

che aumentano i sussulti

se ti avvicini al ferro,

così il cuore e l'aria

si muovono più in fretta

se la mia felicità si avvicina.

Non vi è miglior momento

dello scontro tra universi

splendenti e incavati nell'iride:

con la collisione

si forma la galassia,

che eguaglia il nostro sentimento

con il tempo, che sconvolto

si ferma lentamente.

Siamo lo sconvolgere del tutto

come la pittura

sopra ad un pensiero,

i nostri nomi suonano

come versi di un sonetto

accompagniamoci l'un l'altro

analizzando questo testo

con la nostra unione

che pare una sineddoche

e la nostra separazione

che è solo un ossimoro.

 

3° posto GLI AMICI CHE SAREMO

Se io e te,

tra quarant’anni da adesso,

ci ritrovassimo ancora

quante cose potremmo dirci?

 

Potremmo raccontarci di albe e tramonti,

ma ancora ci metteremmo a ridere, scherzare

e piangere di quella sera di pioggia fine

dove ci incontrammo per caso

ed i nostri destini si attraversarono.

 

Potremmo raccontarci di tutte le stagioni

che abbiamo visto passare

dalle finestre della terra,

ma sicuramente ritorneremmo alle nostre partite

e al fumo di frutta e carbone

rovesciato sui marciapiedi,

mentre la vita sudava di calore

lungo le strade di pietra.

 

Da qui a quarant’anni

quante donne avremo amato?

Quanti cuori avremo consolato

o distrutto quante speranze?

 

Ci racconteremo di quanto,

dentro noi stessi, abbiamo scavato?

I nostri segreti più torbidi,

cioè anche i più veri.

Ci ritroveremo davanti ad un bicchiere di vino

senza per questo forzarci

di essere allegri?

 

Io credo di si,

anche quando sarà il momento

di parlare delle nostre delusioni.

Ci ricorderemmo di tutte le nostre tristezze

e le nostalgie avrebbero un loro nome.

 

Pensa,

io e te tra quarant’anni

ancora a rincorrere la vita come da ragazzini

e a raccontarci delle nostre strade.

Avremo ancora la barba?

Gli stessi occhi, lo stessa risata?

 

È così bello averti come amico,

che tra quarant’anni non mi importeranno più

nostalgie, tristezze, amori irrisolti.

Tra quarant’anni, forse,

ci ritroveremo ancora e parleremo

come se fosse stato quarant’anni prima.

Continuerebbe a non interessarci la morte

e parleremo alle spalle delle nostre conoscenze

per il semplice gusto di farlo.

 

Io e te tra quarant’anni potremmo ritrovarci

e non saremo più gli stessi di un tempo,

di questo tempo dove vogliamo sognare in grande,

ma saremo sempre io e te,

per un momento come in questo tempo.

 

su una lacrima ormai scesa,

nella gioia e nel dolore

in ricchezza e in povertà

forte e grande il nostro amore

ad unirci ci sarà.

Si alzan i calici a brindare

all'unione ormai sancita

gioia vera da augurare

nel percorso di una vita

per i figli che verranno

e saranno un bel germoglio,

svelti svelti cresceranno

per riempirci poi d'orgoglio.

Ed il tempo si è fermato

su un sorriso ancora acceso

molto ben incorniciato

da quell'animo disteso

i nostri volti ormai invecchiati

con i segni dell'età

i capelli un po' argentati

sol più lunghi la metà.

Nella panca dei giardini

la sul fondo della via,

stretti in braccio i nipotini

che ci riempion d'allegria,

i nostri figli germogliati

con lo sguardo dolce e fiero

quanti anni son passati

non mi sembra neanche vero!

 

CATEGORIA OVER 31

1° posto Da dimensione astrale Monica Schiaffini (Sestri Levante)

 

2°posto  VIVERE Gustavo Salsa (Quarona)

 

Ho calcato la scena della vita

senza misurare il palcoscenico

ho vissuto tra gli uomini senza capiti

ho perso la fede davanti

agli atti di falsi apostoli.

Colpito da brucianti disgrazie

sono rinato con rinnovato vigore

mi sfiora la paura ma vado avanti

alla ricerca dell’Eden che non esiste

tutto questo è vivere

e mi basta

 

3°posto La sposa venuta dal cielo Clara Gibba (Masserano)

 

LA SPOSA VENUTA DAL CIELO

Ho visto la montagna vestita da sposa un abito candido, setoso, un velo fantastico volare via al primo alito di vento.

Ho visto scendere dal cielo le lacrime di mio padre tramutare in falde di neve, e le braccia tremanti toccare i rami stecchiti e, sul manto immacolato un ricamo di stelle eseguito dalle mani fragili di mia madre.

Una folata d’aria gelida sfiora il mio viso e sul filar di betulle vestite a festa uno scenario da favola e poi giù il dirupo che mette paura, che toglie il respiro.

Un attimo di inquietudine scivolo sulle foglie macere nascoste dal ghiaccio e dalla neve.

Nel frattempo dopo un cammino poco facile tra le ombre dei riflessi la Grande Basilica di Oropa.

Acri odori di ceri accesi provengono dal campo santo e le fiammelle ondeggiano al vento.

Percorro il sentiero che porta sull’ampio piazzale gremito di gente, una preghiera a mani giunte ed è già sera.

 

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